COME SUPERARE IL CAPO SI BUONA SPERANZA INFISCHIANDOSENE DELLE DIFFICOLTA'

Cape Town, 18 Agosto 2006 ore 15,00

Sarà per caso, il giorno del primo recital di Raffaele Trevisani (flauto) e Paola Girardi (pianoforte)che si

trova in una camera d'albergo il diario di Richard D.Benton ?

Questa venerabile edizione (abbondantemente citata dall'Enciclopedia della Royal Navy) è messa sul

comodino. Il libro si apre da solo alla pagina spesso letta. Ma non sempre con questa sconcertante

opportunità: ci figurava la data del 18 Agosto 1806. Si vedrà, in seguito, di quali curiose premonizioni

questa pagina era portatrice, 200 anni prima del concerto.

18 Agosto 2006, ore 17,00 Conversazione con i musicisti

Diverse sono le traiettorie che conoscono i musicisti. Però, una carriera cominciata in età adulta lascia poca

speranza. Orbene, a 20 anni, Raffaele Trevisani, oggi considerato come uno tra i più completi flautisti del

suo tempo, s'interroga sul suo futuro. Di solfeggio ne ha sentito un po' parlare, ma non suona nessuno

strumento. In visita da un amico, si trova improvvisamente affascinato da un flauto. Dopo un lungo

momento di contemplazione, all'amico osa questa domanda: "Me lo puoi prestare per una settimana?"

ore 20,00 inizio del recital

I due musicisti penetrano sulla scena del Conservatorio di Cape Town. Durante gli applausi di benvenuto, il

flauto che Raffaele Trevisani tiene in mano sembra cercare una posizione giusta. Prima vergognoso, come

un pastorale che avrebbe perduto la sua cresta, oscilla e finisce per trovare quel che cercava.

L'inclinazione, allora ricorda il passaggio di testimone, durante una corsa. Da questo gesto e , senza

saperlo, il flautista risponde a un rito: il suo flauto da concerto gli è stato tramandato dal suo maestro Sir

James Galway, in omaggio di fraterna considerazione.

Dalle prime misure del recital s'impongono l'autorità e l'eleganza del duo: stessa lettura dello spirito della

partitura, fiducia senza confidenza, autonomia senza competizione.

Altrettante qualità che ­ da un doppio effetto di mimetismo ­ favoriscono scambio tra scena e sala, e

coesione nel seno stesso del pubblico. Quanto alla linea del galleggiare musicale, è mantenuta con una

cura gelosa, mentre il rilievo, impeccabile, s'incava nella scia aperta tra due onde gemelle.

ore 20,40 Donizetti: Sonata per flauto e pianoforte in do maggiore

La nitidezza della navigazione non basta per superare il Capo di Buona Speranza. Tanti capitani, fissati sul

loro sestante, ci si sono arenati. Allo stesso modo, parecchi musicisti, ingannati dalle loro certezze

orizzontali, e poco curanti delle carte sotto­marine, hanno affondato.

Amici degli scogli, sempre attenti ai rumori che brulicano sotto lo scafo, Raffaele Trevisani e Paola Girardi

ne fanno risalire gli accenti, la dinamica verticale così prodotta dilata il pentagramma, fino che appare il

disegno dei bassifondi. Lì, tra le zone di penombra rivivono i fermenti che hanno presieduto alla nascita

della sonata. La nota è diventata, oltre la nota, genesi e premessa della nota.

Donizetti avrebbe detto, dopo aver assistito a un concerto dove era suonata (male) quest'opera: "Altri mi

daranno di sentire la parte del quadro che scappa al pittore". Credo di sapere di chi parlava.

Cape Town 18 Agosto 1806: diario di Richard D.Benton

(.....) Il primo ufficiale di navigazione fu gravemente ferito. Il Lord Admiral mi convocò e mi ordinò di

sostituirlo. Che ne fossi sorpreso è poco dire! Fino a quest'ora, Sua Grazia mi aveva graziosamente

regalato qualche monosillabo e diverse smorfie di labbra. Ciò che ascoltai dopo mi stupì letteralmente: "Voi

siete il mio ultimo parente. A questo titolo, vi ho trattato duro, come si tratta un ufficiale venuto tardi alla

carriera. Dio sa che potrà accadere di noi". Mi pregò allora di accettare e di aprire un cofanetto, sul quale

riconobbi la cifra dell'ammiraglio suo padre ( colui che era mio nonno materno). Tra altre preziose reliquie,

ballonzolate dalla tempesta, figurava il suo bastone di comando. (......)

Quando urtammo a Cape Town, i miei rotoli di carte ancora in mano, fui festeggiato da tutto l'equipaggio.

18 Agosto 2006 ore 21,00 Prokofiev: Sonata in re maggiore per flauto e pianoforte

Quest'opera di Prokofiev rappresenta, dalla sua varietà, la complessità della sua costruzione, gli umori

multipli che l'attraversano, le sue esigenze tecniche, un'impresa alla misura del flautista e

dell'accompagnatrice. Senza mai perdere di vista il carattere monumentale e le sue basi deliberatamente

precarie, i due musicisti ne sposano il movimento di spirale, accordando ad ogni fase nuova la sua parte

propria, e il legame che essa trattiene con l'edificio. Conviene entrare nella rete nervosa di una partitura che

esige la confusione o, per meglio dire, un'estetica della confusione in modo che richiami una messa in

corrispondenza sublime di elementi apparentemente disparati. Il flautista ci perviene, proponendo una

prodigiosa catena di timbri di cui il temperamento qui altera, lì sposta, altrove ricorda, anticipa, bilancia,

attutisce e sempre lega. Così, il rondò finale, tutto di candida semplicità, non s'iscrive in rottura con gli

sviluppi che precedono ma rammenta, grazie ad anteriori citazioni maliziose, già presenti nei passaggi più

gravi, la germinazione, fin allora irritata dalle latenze, dell'infanzia ormai liberata.

Sembra che sia nata, da queste vibrazioni inaudite, una lingua musicale nuova, sconosciuta dai critici e dai

professori. L'instancabile tavolozza del suonare, penetrando ogni epidermide, cancellando la frattura tra

dotti e non dotti, stabilisce una feconda comunità di ascolto.

Si applica dunque al bel lavoro compiuto da Raffaele Trevisani e Paola Girardi, l'espressione tanto nobile e

tanto spesso mutilata di "musica popolare". Su quest'ultimo punto, da loro, non ho nessun timore di essere

smentito.

Jean Ballet